LUMEN - Mostra d’Arte Contemporanea
Seraphicum – Via del Serafico 1, Roma
Periodo: dal 1 al 14 aprile 2026
Con il patrocinio di: Città metropolitana di Roma Capitale - Regione Lazio e Comune di Roma Assessorato alla Cultura.
OmniArt Open Gallery promuove la selezione di artisti visivi per la mostra collettiva LUMEN, che si terrà presso il Seraphicum di Roma dal 1 al 14 aprile 2026. Il progetto espositivo indaga il concetto di Lumen come luce interiore, rivelazione, conoscenza e dimensione spirituale. La mostra intende creare un dialogo tra arte contemporanea e spiritualità, intesa come ricerca simbolica, umana e trascendente.
LUMEN nasce come un’indagine profonda sul concetto di luce, intesa non solo come fenomeno fisico, ma come dimensione spirituale, rivelazione e conoscenza. In un mondo dominato dal rumore visivo, invitiamo gli artisti a un ritorno all’essenziale: un dialogo tra l’arte contemporanea e la spiritualità, intesa come ricerca simbolica e trascendente dell’umano.
Artisti in mostra
Graziella Buccini, Rita Canino, Anna Colaiacovo, Laura Costanzo, Le Lupae, Alessandra Neri, Massimo Palumbo, Alessandro Pighezzi, Pietro Plutino, Elena Puccio, Patrizia Rago, Teodora Ricciardi, Marianna Scuderi, Alberto Serarcangeli, Giuseppe Trapani.
Graziella Buccini
“Emozione di luce"2025 – acrilico, materico su tela – 100 x 100
Graziella Buccini, nata a Spoleto, sviluppa sin da giovane una profonda sensibilità artistica, affinata attraverso l’esperienza in un laboratorio romano di ceramiche artistiche, dove matura un forte legame con la materia e le sue potenzialità espressive. Da oltre dieci anni si dedica alla pittura, orientando la propria ricerca verso una dimensione materica e sensoriale, in cui superfici, texture e colore dialogano in equilibrio dinamico.
Ispirata dall’astrattismo americano, la sua pratica esplora la stratificazione e la casualità del gesto pittorico, dando vita a composizioni in cui elementi riconoscibili emergono o si dissolvono all’interno di campi cromatici vibranti. Le sue opere si configurano come spazi di tensione tra struttura e impulso, tra memoria e trasformazione. Negli ultimi anni ha preso parte a mostre, concorsi ed eventi artistici tra Roma, Torino e Latina, consolidando un percorso espositivo in crescita all’interno della scena contemporanea.
Rita Canino
Anna Colaiacovo
Laura Costanzo
Le Lupae
Ryū Hikari – La Luce del Drago
2025 – Scultura luminosa di eco-design realizzata con legno di Ficus Ginseng, petali di tulipano, rosa, papavero e cipolla, spago intrecciato, resina di gommalacca e illuminazione LED a luce calda – 37 × 42 × 60 cm
Le Lupae è un collettivo artistico femminile con sede a Roma, impegnato nella creazione di sculture luminose realizzate con materiali naturali. Il loro lavoro nasce dall’incontro tra artigianato, design e ricerca simbolica, trasformando elementi organici come rami, foglie e legni in presenze visive poetiche e contemplative.
La loro ricerca esplora il rapporto tra luce, natura e archetipo: attraverso un processo lento e consapevole, la materia naturale viene rielaborata in opere uniche che uniscono estetica, sostenibilità e dimensione spirituale. La luce, intesa come energia e linguaggio, diventa elemento centrale capace di evocare connessione, immaginazione e benessere.
Il collettivo ha sviluppato il proprio percorso tra sperimentazione di materiali naturali e bioplastiche vegetali, partecipando a eventi, mostre e contesti espositivi indipendenti, tra cui la rassegna RAW – Rome Art Week. Nel 2022 ha ricevuto un riconoscimento al Luxembourg Art Prize, consolidando una ricerca che si colloca tra arte contemporanea, design e pratiche sostenibili.
Ryū Hikari – La Luce del Drago è una scultura luminosa che intreccia materia naturale, mito e luce. L’opera nasce dall’ispirazione alla figura del drago nella tradizione orientale, simbolo di forza, trasformazione e protezione spirituale. Attraverso petali essiccati, fibre naturali e legno, la luce emerge come una presenza viva che attraversa la materia organica e la trasforma in racconto.
La scultura evoca l’idea di una luce interiore capace di emergere dall’ombra: una luce fragile e potente allo stesso tempo, che invita alla contemplazione e alla riconnessione con la propria voce e il proprio centro. In questo dialogo tra natura, simbolo e luminosità, l’opera propone la luce non solo come elemento fisico, ma come energia capace di rivelare e trasformare.
Alessandra Neri
“Lux in Tenebris Lucet”
2024 – Tecnica mista di oro brunito e oro satinato, tempera all’uovo e pigmenti naturali, realizzata
secondo l’antica tecnica bizantina.– Tavola diametro 40 cm
“ Il Guaritore Interno” 2020 - Tecnica in legno di tiglio e gesso, realizzata secondo l’antica tecnica bizantina, tempera all’uovo e pigmenti naturali. Oro 23,5 karati e BOLO ARMENO ROSSO che lascia intravedere iltipico riflesso del fuoco nell’oro - Tavola diametro 40 cm
Alessandra Neri (Roma, 1975) sviluppa una ricerca artistica che unisce arte, spiritualità e indagine sulla coscienza. Formata all’Accademia di Moda e Costume di Roma, dove acquisisce competenze nel disegno, nelle tecniche tessili e nella costruzione formale, trasforma nel tempo il linguaggio della moda in uno strumento di esplorazione identitaria e simbolica.Il suo percorso si orienta verso una dimensione più profonda a partire dal 2005, attraverso lo studio del transpersonale e delle pratiche legate alla coscienza ampliata. Questa ricerca ventennale, che integra meditazione, respirazione pneumatica e indagine interiore, la conduce a un dialogo diretto con il mondo degli archetipi e delle strutture universali.La sua pratica artistica si configura come un ponte tra visibile e invisibile: attraverso l’uso di materiali simbolici, in particolare l’oro – lavorato secondo tecniche ispirate all’iconografia bizantina ed egizia – le sue opere diventano superfici riflettenti della coscienza, luoghi in cui la luce si manifesta come principio attivo e trasformativo.Definisce il proprio linguaggio Arte Solare, una pratica che nasce dall’esperienza diretta della “Luce senza Ombra” e che si propone come strumento di connessione con una dimensione interiore e universale. Le sue opere non sono solo immagini, ma dispositivi simbolici che invitano a un processo di riconoscimento, memoria e risveglio della coscienza
Massimo Palumbo
Massimo Palumbo (Casacalenda, 1946) è architetto e artista attivo a Latina, impegnato in una ricerca che intreccia arte, architettura e territorio. La sua pratica indaga il rapporto tra memoria, innovazione e identità locale, promuovendo processi partecipativi e nuove visioni di sviluppo. Tra le sue realizzazioni più significative il MAACK – Museo all’Aperto d’Arte Contemporanea Kalenarte in Molise e il monumento La fiamma del carabiniere (2004) a Latina. La sua attività si estende tra progetti, mostre e pubblicazioni, con uno sguardo aperto e trasversale che supera i confini disciplinari e geografici.
Alessandro Pichezzi
Alessandro Pichezzi (Roma, 1978) sviluppa una ricerca pittorica profondamente introspettiva, in cui arte e indagine interiore si intrecciano in un percorso continuo. Formatosi al Liceo Artistico Caravaggio di Roma, ha mantenuto nel tempo una pratica costante, orientata alla scoperta di una dimensione estetica capace di riflettere la complessità del sé e del mondo.
La sua pittura si colloca in uno spazio liminale tra geometria e natura, dove rigore e spontaneità convivono. Linee e forme si intrecciano in composizioni che fondono astrazione e suggestione organica, dando vita a immagini in equilibrio tra ordine e caos, razionalità e intuizione. La geometria diventa così uno strumento per interpretare la realtà, mentre la natura ispira strutture visive dinamiche e in continua trasformazione.
Elena Puccio
Elena Puccio, architetto con sede a Milano, affianca alla libera professione in ambito edilizio una pratica artistica radicata in un’esigenza espressiva profonda e originaria. Fin dalla giovane età, la pittura rappresenta per lei uno spazio di ricerca e ascolto interiore, in cui indagare temi legati alla figura umana e alla sua dimensione spirituale.
La sua produzione si sviluppa come un percorso parallelo tra costruzione e intuizione: da un lato la formazione architettonica, che si riflette in una sensibilità per la struttura e l’equilibrio formale; dall’altro una tensione verso l’interiorità, che emerge nelle sue opere come indagine sul senso dell’esistenza e sull’identità dell’essere. L’arte diventa così per Elena Puccio un processo continuo di esplorazione, in cui linguaggio visivo e dimensione interiore si intrecciano, dando forma a una ricerca autentica e in evoluzione.
Pietro Plutino
Pietro Plutino (Roma, 1970) sviluppa una ricerca fotografica autentica e immediata, orientata alla cattura dell’emozione nel suo manifestarsi più spontaneo. Pur provenendo da una formazione economica e da un percorso professionale come Consulente del Lavoro, trova nella fotografia un linguaggio espressivo capace di tradurre la realtà quotidiana in visione sensibile.
La sua pratica nasce da un legame personale e profondo con il mezzo fotografico, e si fonda sull’idea dello scatto come atto istintivo e irripetibile. Predilige il bianco e nero, ma utilizza anche il colore per restituire atmosfere e contrasti, costruendo immagini in cui luci e ombre diventano elementi narrativi. Le sue fotografie colgono frammenti di vita quotidiana, spesso inseriti in contesti architettonici – antichi o contemporanei – che dialogano con la presenza umana o ne diventano protagonisti silenziosi. Il suo sguardo si distingue per una sensibilità diretta, priva di artifici, dove l’immagine nasce e si compie nello stesso istante dello scatto, senza ricorso alla post-produzione.
Patrizia Rago
Elogio alla gentilezza
2025 - Tecnica: acrilici su tela, materiali di riciclo - Interazione: immersione delle mani nel vaso - 30x30 cm
Nata a Roma, si appassiona di arte alle medie con i laboratori di scenografia e ceramica. Frequenta l'accademia di arte frequentando le classi di nudo artistico e poi di design di moda. Attualmente si dedica ad opere di vetro, pittura, ceramica.
Teodora Ricciardi
Teodora Ricciardi sviluppa un percorso artistico articolato e in continua evoluzione, radicato in una solida formazione tra arte e progettazione. Diplomata al Liceo Artistico di Via Ripetta a Roma, prosegue gli studi presso l’Accademia di Belle Arti e la Facoltà di Architettura, specializzandosi successivamente in grafica pubblicitaria e collaborando fino ai primi anni ’80 con una realtà multinazionale. Attiva come pittrice fin dal 1968, ha costruito nel tempo una produzione che attraversa ambiti diversi, dalla pittura alla scultura e alla ceramica, medium che approfondisce a partire dagli anni ’70. La sua ricerca si distingue per una costante sperimentazione formale e materica, riflettendo un’evoluzione espressiva sensibile agli stati emotivi e ai cambiamenti interiori. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private; tra queste, quattro lavori pittorici esposti permanentemente presso la sede centrale dell’Agenzia delle Entrate di Roma (dal 2006). Parallelamente alla produzione artistica, ha affiancato attività didattiche, tra cui progetti dedicati alla ceramica rivolti a giovani con disabilità, coniugando pratica artistica e impegno sociale.
Marianna Scuderi
Marianna Scuderi indaga il corpo come traccia emotiva, attraverso una pittura materica e gestuale che supera la rappresentazione. Le sue opere nascono da un dialogo intimo tra luce, memoria e trasformazione, dove la figura si dissolve in pura energia visiva.
Alberto Serarcangeli
Questi due dipinti evidenziano entrambe la ricerca sulla luce come elemento disvelatore di una realtà altra che si manifesta attraverso le relazioni spaziali tra gli elementi delle composizioni. Il gioco di ombre e luci, Il tempo sospeso, la suggestione e la sottile poesia che ne deriva, dove la luce e lo spazio sono un unicum indivisibile, poichè l'uno non può essere percepito senza la luce rivelatrice, dunque la luce ha in se un mistero mistico che ci rimanda alle nostre origini ancestrali, al perchè della nostra esistenza e ci invita alla riflessione e alla ricerca del nostro io profondo, queste sono in sintesi le ragioni di una ricerca che conduco da almeno tre lustri e che costituisce uno dei temi centrali della mia ricerca pittorica.
Giuseppe Trapani
È lo starter, il punto d’inizio di Idrossile. Le forme e le sequenze ondulate iniziano a comporre lo scenario. La tecnica di stampa e la tela Canvas permettono di percepire alla vista, e al tatto dello spettatore, la grana della struttura in cemento.
Le due stampe su tela sono tratte da “Idrossile”, un viaggio fotografico, durato tre mesi, attraverso le dighe abbandonate della Basilicata. Idrossile è un progetto artistico in fotografia che riflette la storia dei luoghi e delle architetture che attraversa, venendone fortemente determinato negli spazi e nelle linee. Perimetri, vasche di superficie, canali di caduta, lamiere metalliche, perdono il loro classico elemento narrante; diventano categorie di catalogazione, ma soprattutto nuovi e vasti contenitori semiotici attraversati dalla soggettività dello spettatore. Nel solco delle foto-radiografie di E. Burtynsky, e nella tecnica dei multipli e delle sovrapposizioni (ottenute in un unico scatto, senza post-produzione) c’è la chiave interpretativa fotografica: in una disarmante e semioticamente fascinante, rincorsa a segni, linee e forme che determinano e trasfigurano un paesaggio naturale in un paesaggio post-moderno. L’allestimento di Idrossile è composto da 18 frammenti (frames). Stampe su tela Canvas (non convenzionale, a trama crespa e opaca) a getto d’inchiosto; carte in trasparenza e installazioni d’ambiente. La componente video è in collaborazione con le teche Rai; la colonna sonora che accompagna l’esposizione, colmandone i silenzi “ritratti”, è composta da Gian Domenico Galatro.
Musica elettronica con campionamenti naturali, strutturata partendo dagli scatti nella loro sequenza.
LUMEN si configura come uno spazio di attraversamento, in cui la luce diventa linguaggio, materia e visione.
Le opere in mostra restituiscono una pluralità di sguardi, uniti da una tensione comune verso l’interiorità, la conoscenza e la dimensione simbolica dell’esistenza.
Un percorso che invita lo spettatore a rallentare, osservare e lasciarsi attraversare.

