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Emanuela Tomassi | L'intervista


EMANUELA
TOMASSI

Voci d'Artista: L'Intervista Integrale

Non è arte ma voce su tela

Come è iniziato il tuo percorso artistico?

Il mio interesse per l'arte nasce molti anni fa, quando ero bambina, avevo 11 anni e mio padre mi regalò un cavalletto da tavolo. Aveva capito che riuscivo a esprimere pienamente le mie emozioni attraverso la pittura e il disegno. [cite: 3, 4]

Quali sono state le tappe più significative della tua formazione e crescita artistica?

Sicuramente i viaggi e le esperienze all'estero: quando ero più piccola, in adolescenza, l'Africa e, successivamente, New York. Sono luoghi che hanno segnato la mia crescita e la contaminazione artistica. Non ho una formazione artistica, la mia espressione è per lo più istintiva ed esperienziale. 

Contaminazioni istintive

Ci sono artisti, movimenti o esperienze che hanno influenzato maggiormente il tuo modo di esprimerti?

Sono sempre stata attratta dal movimento cubista, Picasso mi ha sempre affascinata; poi gli impressionisti e Van Gogh, per finire con l'urlo artistico di Jean-Michel Basquiat. 

Al di là di una semplice etichetta, quali sono le idee centrali che danno forma alla tua ricerca?

Una cascata di emozioni e un sentire profondo che esplodono senza schemi sulla tela incrociando colori e materiali. Il sentire si appaga quando sulla tela avverto il senso del compiuto. La ricerca è il più delle volte un pensiero visivo, un'apparizione nella mia mente con colori e riflessi. Non c'è progetto o schema a matita. 

Non è arte ma voce su tela.

Ci sono temi o elementi specifici che ricorrono nelle tue opere?

Non ci sono concetti che si ripetono, tutto è diverso da tutto. Il concetto o il tema è solo l'emozione; ad eccezione di elementi concreti, come bulloni e ingranaggi, che sono spesso presenti sulle tele con il bisogno di riportare ordine nell'espressione emotiva istintiva. 

Come nascono i tuoi progetti?

Sempre da un'emozione o da un'immagine visualizzata nella mente. 

Ordine ed Espressione

Ti piace sperimentare o preferisci un linguaggio coerente e riconoscibile?

Amo sperimentare, è proprio questo che caratterizza tutte le opere. 

Come gestisci la tensione e l’equilibrio tra la fase creativa ed introspettiva e l’apertura al dialogo con il pubblico?

Mi concentro molto sull'introspezione personale. 

C'è un'opera o un progetto che consideri particolarmente importante per la tua carriera? Perché?

C'è un'opera particolarmente importante per me che è stata realizzata interamente con le mani, senza pennelli o scalpelli, si chiama "Vertebrale"; ma anche un progetto dal titolo "Acciaio".


Vertebrale: Il tocco delle mani

Quanto conta per te il contesto espositivo o l'ambiente in cui vengono presentate le tue opere?

Il contesto espositivo è importante ma non fondamentale: quello che mi completa è il pubblico e l'emozione che può provare davanti a una mia opera. 

Qual è, secondo te, il ruolo dell'arte nella società contemporanea?

L'arte ha un ruolo fondamentale nella società odierna perché con la sua dirompenza può evidenziarne e metterne in crisi le contraddizioni, le ingiustizie e i dolori. L'arte non deve rimanere incastonata nella forma, nei protocolli, negli accordi, nelle sentenze e nelle policy. Può dire quello che vuole nel modo in cui vuole. 

Come reagisci alle interpretazioni del pubblico?

Preferisco lasciare libertà di lettura. Non amo guidare a meno che non mi venga fatta una domanda precisa da chi osserva l'opera. 

Stai lavorando a nuovi progetti? Puoi anticiparci qualcosa?

Sì, nuovi materiali e dimensioni di opere e mi sto anche approcciando alla scultura. 

Qual è l'eco concettuale o emotiva più essenziale che le tue opere dovrebbero generare?

Ho sempre pensato al mio progetto artistico attraverso la frase: "Non è arte ma voce su tela"; quindi vorrei che il pubblico potesse esprimere tutte le emozioni liberamente ogni volta che guarda una mia opera in un flusso spontaneo. 

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VOCI D'ARTISTA | Progetto di Valorizzazione Contemporanea

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