CESARE
PERPETUINI
Come è nato il tuo interesse per l’arte?
Io penso che ci sia sempre stato, non c’è un momento specifico in cui ti potrei dire che è nato. È stato più che altro un "battesimo" quando ho capito che dipingere era la mia voce e di non fare affidamento alle parole.
Quali sono state le tappe più significative della tua formazione e crescita artistica?
Non penso ci siano tappe significative, trovo la crescita artistica come un processo olistico. Sicuramente studiare architettura mi ha formato su molti aspetti ma ciò che trovo veramente significativo deriva da un’osservazione attenta di quello che mi circonda.
Ci sono artisti, movimenti o esperienze che hanno influenzato maggiormente il tuo modo di esprimerti?
Trovo che il surrealismo sia un ritratto veritiero di come io veda le cose, di come mi ricordo di avvenimenti passati. Penso che la mia tendenza ad emarginarmi sia dovuta al modo intenso e surreale con cui vivo le cose.
Come descriveresti la tua ricerca in breve?
Se non butto giù i miei pensieri in qualche modo giuro che esplodo.
Ci sono temi o elementi specifici che ricorrono nelle tue opere?
Agonia, solitudine, violenza, angoscia.
Come nascono i tuoi progetti?
Da un ricordo.
Ti piace sperimentare o preferisci un linguaggio coerente e riconoscibile?
Il coerente e riconoscibile stufa. Mi stupisco di come riesca a trovare un modo alternativo di esprimere dolore ogni volta che dipingo su una tela.
Come gestisci la tensione e l’equilibrio tra la fase creativa ed introspettiva e l’apertura al dialogo con il pubblico?
Penso che chi dipinge per dialogare con il pubblico non abbia ambizioni più alte di diventare vittima di politica. Alla fine, penso che non siamo niente di più di quello che scegliamo di rivelare.
Ogni singola opera è una parte di me che uccido. Senza una, la prossima non potrebbe esistere.
Qual è, secondo te, il ruolo dell’arte nella società contemporanea?
Chi sono io per dirlo? Sono solo un pittore, faccio il pittore. Lasciatemi fare il pittore.
Come reagisci alle interpretazioni del pubblico?
Non ho preferenze. L’assurdità delle esperienze che sono raffigurate nelle mie opere potrebbe non essere comprensibile a tutti; pertanto, non mi aspetto che vengano comprese a pieno. Ognuno è libero di leggerle a modo suo, basta che ci sia la consapevolezza che ciò che è raffigurato e il modo in cui è rappresentato, con i suoi simbolismi, è un ricordo che appartiene all’autore. La percezione subliminale è la chiave per leggere i miei quadri. Uno spettatore che impone sé stesso su un mio quadro non avrebbe alcun senso logico: sei tu che entri nel mio mondo, non il contrario.
In che modo la tua esperienza personale influisce sul tuo processo creativo?
È forse l’unico aspetto che influisce sul mio processo creativo. Ciò che creo è realmente accaduto, nulla di inventato. Nessun desiderio, nessuna immaginazione. La mia esperienza personale è il mio processo creativo. I miei quadri sono io e il mio vissuto.
Stai lavorando a nuovi progetti?
Sto pensando di cominciare a scolpire, forse. Forse cominciare una collezione di gusci di lumache che trovo vuoti davanti casa.
Qual è l'eco concettuale o emotiva più essenziale che le tue opere dovrebbero generare?
Inquietudine.
