ANDREA
TURETTA
Biografia
Impegnato nel campo ampliato della pittura in studio ed en plein air, attraverso curiosità, tentativi ed errori, Andrea Turetta è un mix di coinvolgimento, idee e il calore radiante dei colori.
Il suo linguaggio Visivo, personale e profondo, è puramente legato all'estetica e al bello, alle emozioni impulsive dal distinto empito creativo. Invita a lasciarsi assorbire, attraverso la sua interpretazione personale ed individuale, sottende, sciocca e provoca.
Tra rappresentazione ed astrazione, tra l'illusione della scena dipinta e la realtà del segno, Andrea cattura gesti pittorici nella forma spettrale dell'Opera. La natura crea quanto il pittore stesso, non ha regole, come questi fa con il pennello che rende una relazione organica, necessità estetica.
1. Come è nato il tuo interesse per l’arte?
L’interesse per l’arte è nato come un istinto naturale, un modo spontaneo di dare forma a ciò che sentivo dentro. Fin da giovane, il colore e la luce mi hanno attratto come linguaggi silenziosi capaci di dire più delle parole. Osservare la natura — il mutare dei cieli, le ombre, i riflessi — mi ha insegnato che ogni attimo racchiude una verità emotiva, e che l’arte è il mezzo più puro per trattenerla. La pittura è diventata così un dialogo intimo tra me e il mondo: un modo per interpretare la realtà attraverso l’emozione, trasformando la visione in gesto, e il gesto in sentimento.
2. Quali sono state le tappe più significative della tua formazione e crescita artistica?
Ogni fase della mia crescita artistica è stata un incontro — con luoghi, persone e sensazioni che hanno lasciato un segno profondo nel mio modo di dipingere. Le prime esperienze sono nate dall’osservazione diretta della natura, en plein air, dove ho imparato a catturare la luce e il respiro del paesaggio. In seguito, le mostre collettive e i premi a cui ho partecipato sono stati momenti di confronto e consapevolezza. Fondamentale è stato anche il continuo dialogo con la pittura stessa — con i maestri impressionisti, con la materia, con il silenzio dello studio.
3. Ci sono artisti, movimenti o esperienze che hanno influenzato il tuo modo di esprimerti?
La mia pittura affonda le radici nell’eredità dell’Impressionismo e del Figurativo. Degli impressionisti amo la capacità di catturare la luce come emozione pura. Dal figurativo traggo il senso del racconto e il bisogno di dare corpo all'emozione. Ma più di ogni movimento, mi ha influenzato l’esperienza diretta della natura: dipingere en plein air è diventato per me un esercizio di ascolto dove vento, ombre e riflessi entrano nella tela come un dialogo silenzioso.
4. Come descriveresti la tua ricerca in breve?
La mia ricerca artistica è un dialogo continuo tra natura ed emozione, tra ciò che l’occhio vede e ciò che il cuore trattiene. Attraverso il colore cerco di dare forma al respiro delle cose, di catturare la vibrazione che unisce luce, materia e sentimento. È un percorso che esplora la poesia dell’imperfezione.
"La pittura è un respiro condiviso tra artista e spettatore."
5. Ci sono temi o elementi specifici che ricorrono nelle tue opere?
Ricorrono spesso i temi della natura, della luce e dell’emozione umana. La natura è per me uno specchio interiore. Mi affascina il modo in cui la luce modella le forme: un tramonto o una figura diventano pretesti per indagare la vibrazione tra realtà e percezione. C'è il desiderio di rappresentare la forza primordiale che ci rende parte di un equilibrio più grande.
6. Come nascono i tuoi progetti?
Quasi sempre tutto nasce da un’emozione. Un colore o una luce improvvisa accendono qualcosa. L’idea arriva dopo. Mi lascio guidare da ciò che provoca una risonanza interiore: un ricordo o una sensazione fugace. Sulla tela, quell’emozione prende forma attraverso il colore, che diventa linguaggio, ritmo e respiro.
7. Ti piace sperimentare o preferisci un linguaggio coerente e riconoscibile?
Credo che sperimentazione e coerenza siano due aspetti dello stesso percorso. Mi piace sperimentare restando fedele al mio linguaggio. Ogni variazione nasce da una ricerca sincera, mai dal desiderio di stupire. Il mio linguaggio cambia, ma conserva sempre la sua anima riconoscibile.
8. Come gestisci l'equilibrio tra introspezione e dialogo con il pubblico?
La creazione è prima di tutto un atto di introspezione, un dialogo silenzioso con me stesso. Quando dipingo tutto il resto scompare. Allo stesso tempo, ogni gesto porta in sé il desiderio di comunicare. L’opera diventa un ponte: nasce dal mio silenzio, ma vive davvero solo quando incontra l’anima di chi la guarda.
9. C'è un'opera o un progetto particolarmente importante per la tua carriera?
Ci sono diverse opere che hanno rappresentato "soglie di passaggio", momenti in cui la mia pittura ha cambiato voce restando fedele alla propria essenza. In alcune tele ho sentito di aver raggiunto quell’equilibrio fragile tra istinto e controllo. Mi hanno insegnato che la pittura è un dialogo continuo con il tempo e con se stessi.
11. Qual è il ruolo dell'arte nella società contemporanea?
Oggi l'arte ha il ruolo di riconnettere le persone al sentire. Restituisce profondità all'esperienza visiva: invita a fermarsi, ad ascoltare, a ritrovare un dialogo con la natura e con noi stessi. Il suo compito è riaccendere la meraviglia, quella capacità di sentire che ci rende vivi e parte di un tutto più grande.
15. Qual è l'eco che le tue opere dovrebbero generare in chi le osserva?
Vorrei che chi si ferma sentisse una risonanza interiore, come se i colori evocassero qualcosa di familiare. Il mio desiderio è che la pittura diventi un luogo di incontro tra emozione e ricordo. Se un dipinto riesce a far rallentare il tempo e a far riscoprire il piacere di guardare con il cuore, allora la mia arte ha raggiunto il suo scopo.